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Appena arrivati in America i coloni iniziarono a distillare le prime bevande, tra cui il brandy alla mela e al miele, e dalla metà del 1600 iniziarono a distillare anche il rum, utilizzando la melassa delle isole caraibiche.
Fu una tassa imposta dalla corona britannica sui loro rum, una delle cause della Guerra d'Indipendenza e solo successivamente, nel XVIII secolo, la Virginia offrì terre da coltivare ai pionieri, con l'obbligo di trasferirsi stabilmente e costruire strutture.
La maggior parte provenivano da Scozia ed Irlanda e molti di loro nella terra d'origine coltivavano segale e frumento. Presto si accorsero che l'avena delle terre loro affidate, era adatta alle condizioni climatiche che si alternavano durante l'anno e iniziarono a coltivarla. I raccolti furono così abbondanti che era impossibile trasportare il prodotto al mercato con i mezzi d'allora, così pensarono di distillare il grano, convertendolo in alcol facile da trasportare.
Ciò portò alla realizzazione della prima vera industria della distillazione.
Dopo tre anni di problemi fiscali causati dall'allora governatore George Washington, che impose una tassa sulla produzione di whiskey, i contadini si spostarono verso l'Ohio per unirsi con altri coloni alla scoperta di aree inesplorate del Kentucky e Tennesse. Anche in queste nuove terre il raccolto e la produzione di whiskey fu eccezionale, così i contadini non ebbero problemi a registrare le loro distillazioni e regolarizzare i loro introiti con il fisco.

La storia del Bourbon
Secondo la leggenda, fu il reverendo Graig a scoprire il metodo del barile bruciacchiato per invecchiare il whiskey conosciuto come Bourbon.
Si narra che il reverendo, mentre stava scaldando sul fuoco alcune doghe di quercia, venne chiamato da un amico e al suo rientro in casa trovò le doghe mezze bruciate. Non avendone altre a disposizione, usò le stesse per terminare il barile nel quale poi conservò il whiskey.
Un'altra versione dice che il reverendo, per togliere il cattivo odore dal barile nel quale conservava il pesce, lo fece bruciacchiare, versandoci poi il whiskey.
Quando il distillato venne fatto scendere via fiume a New Orleans, innumerevoli furono le richieste per acquistare la bevanda e siccome sui barili vi era scritto "Bourbon", dal nome della contea in cui venivano imbarcati, rimase questo il nome che usiamo per chiedere un whiskey americano.

Il Bourbon definitivo
Il Bourbon può essere prodotto in tutti gli stati americani ma esso ha origine nel sud e solo il Bourbon del Kentucky può pubblicizzare lo Stato in cui è fatto, non troveremo mai un Bourbon che riporta sull'etichetta la scritta Tennesse.
Affinchè il whiskey diventi Bourbon, deve essere prodotto in modo specifico e cioè: 51% di frumento, non deve mai essere distillato ad una forza superiore agli 80% alc/vol.; deve essere stagionato almeno per due anni in botti di quercia bianche carbonizzate alla forza di 62,5 % alc/vol.; e deve essere imbottigliato a non meno di 40% alc/vol.

Il Whiskey del Tennesse
La principale differenza tra il Bourbon ed il Tennesse whiskey, consiste che nel 1820 si iniziò a filtrare il whiskey attraverso un acero di carbonella.
I whiskey del Tennesse non sono filtrati attraverso 10-12 piedi di aceri di carbonella prima dell'imbottigliamento, togliendo l'impurità e dando una fuligginosa dolcezza al liquore finale.
Un whiskey del Tennesse, deve essere prodotto con almeno il 51% di un grano molto particolare, potrebbe essere segale o frumento, ma molto spesso, come accade per il Bourbon, la base preferita è l'avena.

IL WHISKEY D'AVENA
Un whiskey contenente più dell'80% di avena è conosciuto come il whiskey d'avena.
Diverso dal bourbon e dal Tennesse whiskey, il whiskey d'avena viene fatto maturare in barili invecchiati ma non carbonizzati.

Per approfondire
www.smallbatch.com
www.blantonsbourbon.com
www.buffalotrace.com
www.georgedickel.com
www.jackdaniels.com
www.jeffersonreserve.com
www.jimbeam.com
www.makersmark.com
www.oldripvanwinkle.com
www.wildturkeybourbon.com